R. e P.
Oggi la Chiesa celebra la festa di Tutti i Santi. E quando pensiamo ai santi, probabilmente ci vengono in mente grandi figure: san Francesco, sant’Antonio, santa Rita, Padre Pio.
Ma oggi non ricordiamo soltanto loro. Ricordiamo anche quella moltitudine immensa di uomini e donne che hanno vissuto una vita semplice, magari senza compiere nulla di straordinario agli occhi del mondo, ma che hanno saputo amare Dio e il prossimo.
E forse tra loro ci sono anche persone che abbiamo conosciuto: un genitore, un nonno, una persona buona che ci ha insegnato qualcosa con il suo esempio.
Nel Vangelo Gesù ci indica la strada della santità attraverso le BEATITUDINI: «Beati i poveri in spirito, beati i miti, beati i misericordiosi, beati gli operatori di pace».
Gesù non dice: beati i ricchi, i potenti, quelli che hanno successo, quelli che riescono sempre a imporsi sugli altri.
Dice esattamente il contrario.
Perché la santità non consiste nell’avere una vita perfetta, senza problemi o difficoltà. Consiste nel vivere con un CUORE capace di amare, di perdonare, di fare il bene anche quando costa fatica.
E questa santità non è riservata a pochi privilegiati. È una chiamata rivolta a CIASCUNO di noi.
Possiamo diventare SANTI nelle nostre famiglie, nel nostro lavoro, nelle piccole scelte quotidiane. Quando rinunciamo a una parola cattiva, quando aiutiamo qualcuno senza aspettarci nulla, quando troviamo la forza di perdonare.
Domani ricorderemo tutti i nostri DEFUNTI. E questa vicinanza tra le due celebrazioni ci ricorda una verità bellissima: la nostra vita non finisce con la MORTE. Siamo chiamati a una comunione eterna con Dio.
Oggi chiediamo al Signore una grazia semplice: non quella di diventare persone straordinarie, ma di vivere in modo STRAORDINARIO le cose ordinarie della nostra vita.
Perché la santità comincia proprio da qui: da un cuore che ogni giorno prova ad amare un po’ di più.

