Il presidente della Regione Calabria tramite un video pubblicato sui suoi canali social, sostiene di essere stato informato da un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” di una possibile richiesta di rinvio a giudizio per l’utilizzo dell’auto di servizio.
“Mi sento torturato da un anno e mezzo. Se pensano di fermarmi in questo modo, non mi conoscono”.
Roberto Occhiuto torna sulla vicenda giudiziaria che lo riguarda e manifesta tutta la propria rabbia per una possibile richiesta di rinvio a giudizio che, al momento, afferma di non aver ancora ricevuto. A informarlo sarebbe stato un giornalista: “Io non ho ricevuto nulla, ma se lo dice “Il Fatto Quotidiano” in questo Paese vuol dire che è vero”.
Al centro della vicenda ci sarebbe l’utilizzo dell’automobile di servizio della Regione Calabria. Secondo quanto riferito dallo stesso Occhiuto, gli verrebbe contestato di aver utilizzato in alcune occasioni l’auto istituzionale per spostamenti che, pur non essendo legati a esigenze personali, non avrebbe potuto effettuare con quel mezzo perché percepiva, come gli altri consiglieri regionali, una quota dell’indennità destinata alla mobilità.
“Avrei utilizzato la macchina di servizio della Regione qualche volta non per fatti personali, ma per andare a fare sopralluoghi, per andare sui cantieri di opere pubbliche” – spiega il governatore, rivendicando il lavoro svolto alla guida dell’ente e la gestione di ingenti risorse per la realizzazione di opere e infrastrutture.
Occhiuto definisce la contestazione una questione di «piccinerie», sostenendo che chiarirà ogni aspetto nell’eventuale udienza preliminare. Ma al di là del merito giudiziario, è soprattutto il peso di questi mesi a suscitare la sua reazione: “Sono arrabbiato perché mi sento torturato da un anno e mezzo”.
Il presidente racconta di aver ricevuto per la prima volta nella sua vita un avviso di garanzia e di essere rimasto profondamente scosso dalla vicenda. “Sapevo che governavo una Regione complicata e l’ho fatto con un rigore assoluto, ma mi sento scioccato” – afferma.
Una vicenda che, secondo il suo racconto, si trascina da 18 mesi, durante i quali sarebbe stato sottoposto a verifiche e accertamenti continui.
“Mi hanno fatto i raggi X per 18 mesi. Mi sono dimesso e oggi mi arriverà un avviso” – dichiara, lasciando trasparire tutta la tensione accumulata.
Il governatore riferisce anche di aver ricevuto dai propri avvocati il consiglio di non parlare pubblicamente della vicenda, ma di aver deciso di rompere il silenzio.
“Gli avvocati mi dicono di non parlare, ma io mi sono ribellato” – tuona Occhiuto.
Infine, il Presidente lancia un messaggio a chi, a suo giudizio, potrebbe voler utilizzare l’inchiesta per ostacolare il suo percorso politico e istituzionale.
“Non mi fermerete così, non mi conoscete. Io vado avanti”.
Una presa di posizione netta, mentre resta da verificare se e quando arriverà la preannunciata richiesta di rinvio a giudizio e quali saranno, nel dettaglio, le contestazioni formulate dalla magistratura.
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