“VANGELO FESTIVO”
COMMENTO ALLA LITURGIA DOMENICALE E FESTIVA – XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (Mt. 21, 28-32)
Il Vangelo di oggi ci presenta due FIGLI e due RISPOSTE molto diverse.
Il padre dice al primo: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». Lui risponde: «Non ne ho voglia». Poi, però, si pente e va. Il secondo risponde immediatamente: «Sì, signore». Ma non va.
Gesù allora pone una domanda semplicissima: chi dei due ha compiuto la volontà del padre?
La risposta è evidente. Eppure dietro questa piccola parabola c’è una verità che riguarda profondamente la nostra fede: Dio non si ferma alle nostre parole, guarda la DIREZIONE concreta della nostra vita.
Possiamo dire tante volte «Signore, Signore», conoscere il Vangelo, partecipare alla vita della Chiesa, considerarci persone credenti. Ma poi bisogna vedere se il Vangelo ENTRA davvero nelle nostre scelte, nel modo in cui trattiamo gli altri, nel perdono che sappiamo concedere, nella responsabilità con cui viviamo i nostri doveri.
E c’è anche una grande SPERANZA in questa pagina. Il primo figlio inizialmente dice di no. Ma poi cambia.
Questo significa che per Dio nessun nostro «no» deve necessariamente essere definitivo.
E forse proprio in questi giorni ne stiamo vedendo un segno che può sorprenderci e rincuorarci. La Francia, un tempo chiamata “figlia primogenita della Chiesa” e oggi profondamente segnata dalla secolarizzazione, sta mostrando in occasione della visita di Papa Leone XIV un desiderio di incontro e una sete spirituale che forse molti non si aspettavano. Migliaia di persone, e soprattutto tanti giovani, si sono raccolti attorno al Papa: soltanto alla veglia dello Stade de France erano circa 80.000.
Non dobbiamo trasformare certamente un evento in un giudizio affrettato. Ma possiamo cogliervi un segno: anche dove pensavamo che la fede si fosse spenta, sotto la cenere può esserci ancora il fuoco.
E questo vale per un popolo, ma vale anche per ciascuno di noi.
Possiamo aver sbagliato, possiamo esserci allontanati, possiamo avere vissuto per anni senza ascoltare veramente il Signore. Ma finché abbiamo la possibilità di cambiare strada, possiamo ancora entrare nella vigna.
È quanto ci ricorda anche il profeta Ezechiele: chi si allontana dal male e cambia la propria vita, vive.
Forse allora la domanda da portarci a casa oggi è molto semplice: il mio cristianesimo è soprattutto un «sì» pronunciato con le labbra oppure è un «sì» che si vede nella vita?
Il Signore non cerca persone che non abbiano mai sbagliato. Cerca uomini e donne capaci di lasciarsi CAMBIARE.
E forse ciò che sta accadendo in Francia ci ricorda proprio questo: non dobbiamo mai dare per perduto nessuno, né una persona né un popolo. Dio può RIAPRIRE strade proprio là dove noi pensavamo che fossero ormai chiuse.
Perché davanti a Dio non conta soltanto ciò che abbiamo detto ieri. Conta la strada che scegliamo di percorrere OGGI.

