SIDERNO – La frammentazione dell’eredità politica di Pietro Fuda nell’ambito del Centro Democratico di Bruno Tabacci nasce da una profonda divergenza di percorsi personali, visioni strategiche e incompatibilità generazionali tra le due anime che un tempo componevano quel blocco civico.
La scelta strategica di non candidarsi alle elezioni del 2021, pur avendo di fatto spianato la strada alla vittoria della sindaca Maria Teresa Fragomeni, ha congelato una leadership diffusa. Oggi, al momento del riposizionamento in vista del voto del prossimo anno, quella galassia non trova più un baricentro comune: un ruolo che un tempo veniva esercitato esclusivamente dal carisma aggregatore di Fuda.
La mancata fusione naturale tra i movimenti “Siderno al Centro” e “Il Faro” non è un semplice capriccio di palazzo, ma risponde a logiche politiche precise e a ben definiti nodi strutturali:
L’area di Siderno al Centro (che fa capo a figure come Giovanni Lanzafame, Giovanni Gerace, Giuseppe Figliomeni, Vincenzo Meleca, Giuseppe Marzano, Francesca Diano e i fratelli Gianluca e Domenico Leonardo) unisce anime fortemente pragmatiche, moderate, socialiste, democristiane e di centro-destra (basti pensare all’esperienza di Gianni Gerace con la giunta di Alessandro Figliomeni in quota UDC). Al contrario, Il Faro (rappresentato da Mimmo Panetta, Ercole Macrì, Giuseppe Oppedisano, Anna Romeo, Luigi Guttà e Rosario Condarcuri) costituisce l’ossatura storica del centro-sinistra civico sidernese, legato a doppio filo all’ex sindaco Mimmo Panetta.
Mettere insieme identità così distanti senza il “collante” fudiano è ormai un’impresa impossibile.
Con così tante personalità di spicco, ex assessori e amministratori di lungo corso in entrambi i gruppi, la sintesi su un unico candidato a sindaco si è trasformata in un vicolo cieco. Nessuno dei due blocchi sembra intenzionato a fare un passo indietro a favore dell’altro.
Le vicende che portarono allo scioglimento del consiglio comunale hanno lasciato profonde cicatrici politiche. Oggi c’è chi pretende di marcare una discontinuità netta con quella stagione e chi, invece, ne rivendica la bontà tecnica, a partire dalla gestione del bilancio firmata all’epoca da Lanzafame.
A circa dodici mesi dalle elezioni comunali, lo scenario politico sidernese si delinea su due binari paralleli e difficilmente convergenti.
Il gruppo di “Siderno Al Centro” punta a presidiare saldamente l’area moderata. Le opzioni sul tavolo sono tre:
La corsa solitaria: Presentarsi alle urne con un proprio candidato bandiera per “contarsi” e pesarsi, puntando a diventare l’ago della bilancia in un eventuale ballottaggio.
Una loro adesione a un campo largo a trazione Partito Democratico guidato da Mariateresa Fragomeni.
Un asse con il centro-destra tradizionale: Costruire un polo alternativo civico-moderato capace di intercettare e capitalizzare l’eventuale dissenso verso l’amministrazione uscente.
Più sfumata ma strutturalmente orientata a sinistra è la strategia de Il Faro, che valuta due percorsi:
Avviare un dialogo con i settori del centro-sinistra o incunearsi nelle crepe della maggioranza della Fragomeni per dare vita a un’alternativa progressista, aggregando altre forze civiche e associative oppure se l’accordo politico con il campo largo dovesse fallire, diventerebbe inevitabile la candidatura autonoma di una figura autorevole e “di garanzia” pescata dalla propria storia interna.
In sintesi, la “rottura” certifica la fine definitiva di un’epoca. Senza una leadership indiscussa capace di mediare e fare sintesi, le due componenti hanno preferito ritrovare la propria identità d’origine piuttosto che forzare una convivenza artificiale.
A chi si domanda chi sia il colpevole che non ha voluto ricomporre il puzzle, la risposta è da ricercare nella storia stessa e nel mutato contesto politico. I tempi del civismo trasversale che fu di Pietro Fuda sono finiti: l’attualità impone oggi scelte di campo molto più nette.
Antonio Tassone -ecodellalocride.it
Nella foto sotto l’ex Giunta comunale ai tempi del Sindaco Pietro Fuda

