La gaffe corre sul web. E in questo caso il protagonista della vicenda è il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un filmato in cui viene intervistato un cittadino che smentisce la bontà dell’operato del sindaco di Riace. Peccato che nel 2011 l’uomo fosse stato arrestato perché vicino al clan Ruga-Metastasio.

Per Salvini l’uomo in questione è il “cittadino modello” in grado di svelare i presunti segreti del modello Riace. Brutto scivolone social per il ministro dell’Interno che, per nulla contento della manifestazione che sabato ha visto sfilare per le strade di Riace oltre 6mila persone in solidarietà con sindaco sospeso Mimmo Lucano, da martedì ai domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio, non ha esitato a manifestarlo su Facebook. Utilizzando il video pubblicato nel 2016 avente come protagonista il prestanome della criminalità organizzata.

Oggi la sinistra (tra cui la Boldrini…) – scrive Salvini – ha manifestato solidarietà al sindaco di Riace finito ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quando hanno indagato me, l’Associazione nazionale magistrati ha difeso il pm dichiarando ‘basta interferenze’, ora diranno le stesse cose? Nel frattempo, se avete 2 minuti, sentite cosa diceva questo cittadino di Riace parlando del sindaco”. Sotto il leader della Lega condivide il link di un sito locale che, nel 2016, aveva realizzato un video con un’intervista a Pietro Domenico Zucco.

Per gli investigatori l’uomo, con la cooperativa di cui era rappresentante legale, avrebbe permesso a Vincenzo Simonetti di continuare a gestire la cava che gli era stata sequestrata. E Simonetti per la Guardia di Finanza sarebbe uno degli uomini di punta del clan Ruga. Zucco non è soltanto un semplice cittadino di Riace, oppositore del sindaco che ha fatto del centro calabrese un esempio di accoglienza. Al contrario si tratta di un ex amministratore della città, vicesindaco di Riace negli anni Ottanta e Novanta, esponente di una maggioranza sconfitta proprio da Lucano ormai quasi 15 anni fa.

Poi è stato accusato di avere rapporti con la ‘ndrangheta. Arrestato nel 2011, nel 2015 la Cassazione lo riconosce colpevole in via definitiva per trasferimento fraudolento di valori e lo condanna a quattro anni e mezzo. Nel frattempo ne ha scontati più di due anni nel carcere Pagliarelli di Palermo. Penitenziario in cui la direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria lo aveva anche intercettato ritenendolo “affiliato alla cosca Ruga”. Accuse che i carabinieri mettono nero su bianco in un’informativa depositata recentemente nel processo “Mandamento Jonico”.

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