Arriva dal Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete Easd una nuova indicazione, molto più accurata ed a scanso di errori, per la diagnosi del diabete. Potrebbe portare ad una rivisitazione degli attuali criteri internazionali per diagnosticare la patologia.

Fino ad oggi la diagnosi di diabete veniva fatta sulla base di una glicemia superiore a 200 mg/dl a distanza di due ore dal carico orale di glucosio: i nuovi studi dimostrano che più preciso e attendibile come criterio diagnostico è una glicemia superiore a 209 mg/dl a distanza di un’ora dal carico di glucosio.

A dimostrarlo uno studio internazionale che ha coinvolto 12 centri nel mondo con un numero complessivo di 21.641 partecipanti. Alla ricerca hanno partecipato la Società Italiana di Diabetologia (SID) ed il gruppo del professor Giorgio Sesti, past president SID, dell’Università di Catanzaro.

Questo test, spiega Sesti, mostrando una elevata sensibilità e specificità, potrebbe aiutare a superare le attuali discrepanze dei test diagnostici basati sulla glicemia a digiuno, le misura della emoglobina glicosilata e la misura della glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio.

Infatti dati italiani ci dicono che il 47% dei soggetti diagnosticati come diabetici con la misurazione dell’emoglobina glicata non risultano diabetici al test a 2 ore di carico orale di glucosio mentre il 53,4% dei soggetti diagnosticati con carico orale di glucosio a 2 ore non risultano diabetici con la misurazione della emoglobina glicosilata”.

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