LETTERA APERTA A FILIPPO RACITI

Ciao Filippo,

i tuoi colleghi ti scrivono: sono quelli che fanno quotidianamente il lavoro che facevi anche tu, quelli che nonostante tutto e tutti – per amore della giustizia e della legalità – si spendono notte e giorno in favore degli altri, quelli che non antepongono mai – senza clamore – i propri interessi a quelli degli altri. Siamo poliziotti, caro collega, e anche se gli “altri” sono consci di quello che facciamo, pensano che sia qualcosa che gli sia dovuto. Certo, non facciamo altro che il nostro dovere ma, talvolta, dimostrare un minimo di attenzione, semplicemente farci sentire amati, renderebbe – e vale per tutti – meno gravosi i nostri sacrifici.

Avremmo voluto non averti – parimenti ad altri tanti altri colleghi che non ci sono più – come destinatario di questa lettera ma mani crudeli ti hanno strappato a noi ed ai tuoi affetti. In buona compagnia sei tra coloro che hanno donato, per gli “altri”, il bene più prezioso, la propria vita. Una giovane vita interrotta bruscamente per un avvenimento sportivo, una banale partita di calcio che ti ha tolto la gioia di veder crescere e guidare i tuoi figli, di vederli crescere, di ascoltare la parola “papà”, di guidarli per mano nella loro adolescenza e godere del loro amore. Ti hanno tolto la gioia di invecchiare con la donna che hai scelto come tua compagna.

Ma quello che si doveva evitare di toglierti, oggi, a distanza di otto anni, è la memoria del tuo sacrificio. Una memoria che serve a ricordare il sacrificio estremo di chi è caduto per affermare lo Stato perché, come diceva Paolo Borsellino : ”…La vera soluzione sta nell’invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste Istituzioni….”. Come possiamo invitare ad identificarsi nelle istituzioni che, invece di dare il giusto riconoscimento ai loro fedeli servitori ed ai loro martiri, svendono la loro memoria per un tributo da pagare in campagna elettorale, dimenticando per bieco interesse clientelare il nome ed il sacrificio di chi è caduto nell’adempimento del proprio dovere ?

C’è chi ha deciso, per “onorare” un debito elettorale, di non voler conservare nulla di te. Noi continueremo a fare il nostro lavoro ma arriverà il momento in cui si dovrà rendere conto di questo meschino comportamento

Addirittura, ci è stata prospettata la volontà di un referendum sul mantenimento o meno dell’intitolazione di uno stadio a tuo nome. Qui, in questi luoghi affamati e desiderosi di esempi da indicare ai nostri giovani, hanno avvertito solo una esigenza: invocare la manifestazione del consenso popolare per ricordare ed onorare il tuo sacrificio! Sai cosa crediamo che sia ancora più terribile caro Filippo? Tentare di far passare questa manovra come giusta, doverosa e necessaria per ripristinare la legalità! Capisci Filippo, gente che non sa neanche come ti chiami, pensa ti hanno chiamato più volte “Racisi”….osa far passare questa nefandezza per necessità. Fate quel che vi pare, gli abbiamo detto, FILIPPO RACITI non ha bisogno del Vs stadio per essere ricordato. Abbiamo aggiunto ancora,  caro Filippo, certi di intrepretare il tuo pensiero e quello di tutti i colleghi, di astenersi dall’onere faticoso di individuare altre zone da intitolare a te, non saremmo e non saresti contento di questo. Forse quel qualcuno non merita un tale onore.

Ma sì, forse è meglio astenersi dall’onere di individuare luoghi da intitolare a chi quotidianamente rischia – e talvolta perde – la propria vita per difendere una società civile che, qui, esiste solo sulla carta. Abbiamo chiesto a tutti quei politici che riempiono le piazze durante le sfilate organizzate per questo o quel motivo, di far conoscere pubblicamente ed adesso il loro pensiero in merito a questa vicenda. Gradiremmo saperlo prima piuttosto che rivedere le loro facce colme di mendaci lacrime e falso cordoglio in meste ricorrenze per i nostri caduti. Uno stuolo di sepolcri imbiancati che fanno a gara per mettersi in mostra. Quando avremo la vostra lealtà? Restate pure a casa, non sentitevi obbligati a fare nulla, per i nostri eroi ci pensiamo noi.

C’è una poesia che recita …“Se ne siete capaci conservate un posto per loro  nel vostro cuore mentre andate in luoghi dove loro non possono più andare/ non abbiate paura di dire che li avete amati anche se non è sempre stato del tutto vero/ prendete ciò che vi hanno insegnato con la loro morte e conservatelo dentro di voi…”. Non hanno voluto conservare nulla di te caro amico e collega….noi li perdoniamo ma prima o poi dovranno rendere conto della loro viltà e della loro crudeltà dinanzi a Dio ed alla Nazione.

Addio caro Filippo, un corale abbraccio parte da tutti noi, quelli che ti hanno amato e continueranno ad amarti, per quello che sei stato e per quello che rappresenti ancora oggi.

 

LA SEGRETERIA S.I.U.L.P. DI REGGIO CALABRIA

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