R. e P.
COMUNICATO STAMPA / LETTERA APERTA
​Costa Ionica, cemento e dissesto: quando la difesa dell’ambiente diventa solo uno slogan. È ora di cambiare rotta su piste ciclabili, lungomari e sviluppo sostenibile
​Ogni anno, puntualmente, facciamo i conti con i danni del maltempo sulla nostra costa. Eventi che in parte possono essere ricondotti alla forza della natura, ma che in molti casi sono il risultato di una miopia politico-amministrativa ampiamente prevedibile e, soprattutto, evitabile.
​La costa Ionica reggina era storicamente caratterizzata da una ricca macchia mediterranea che si estendeva fino a lambire il mare. Oggi, invece, continuiamo a inseguire un modello di sviluppo superato e dannoso: colate di cemento e asfalto realizzate a pochi passi dalla battigia, puntualmente distrutte dalle mareggiate invernali e altrettanto puntualmente ricostruite con denaro pubblico. Una rendita certa per pochi, ma un danno incalcolabile per i cittadini e per lo sviluppo turistico ed economico del territorio.
​Ci chiediamo: perché continuare a investire in opere rigide e impattanti, quando si potrebbe puntare con decisione su un modello di rigenerazione ecologica?
​Immaginare e progettare percorsi di mobilità dolce che uniscano i paesi della costa — come una vera e propria ciclovia naturale e percorsi pedonali ecocompatibili, immersi in un parco lineare dunale e di macchia mediterranea recuperata — rappresenterebbe non solo una scelta di civiltà ambientale, ma un investimento lungimirante per un turismo sostenibile tutto l’anno. Invece, si preferisce spesso insistere su interventi pesanti, forse perché più funzionali a logiche di appalto che a una vera visione di futuro.
​Su questo uso del territorio, la politica locale — inclusi i sindaci e gli amministratori di centrosinistra — dove si colloca? La transizione ecologica, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo compatibile non possono restare argomenti da salotto o slogan buoni solo per le campagne elettorali, per poi scoprire che nella pratica amministrativa quotidiana prevale la logica della colata di cemento.
​Non stupiamoci, poi, se l’elettore medio fa sempre più fatica a cogliere le differenze tra gli schieramenti politici e matura un comprensibile distacco dalle istituzioni. Quando le scelte concrete sul territorio si equivalgono, a mancare è l’alternativa ideale e programmatica.
​È tempo di voltare pagina, di fermare il ciclo infinito dei danni e dei ripristini costosi e inutili, e di pretendere una pianificazione lungimirante. La difesa della costa, la realizzazione di piste ciclabili e percorsi naturalistici non sono un lusso ecologista, ma l’unica condizione possibile per salvare il futuro dei nostri territori. (Come dimostra, del resto, l’annosa e ancora irrisolta vicenda dei lavori sul lungomare di Caulonia).
COMITATO NO PARKING SBARRE