Quali sono i problemi principali, al momento, delle start up in Italia?
Il termine “startup” è stato originariamente coniato all’inizio della rivoluzione tecnologica negli anni ’70, in riferimento a una nuova generazione di piccole aziende con un potenziale di crescita sorprendente.
Tuttavia, l’avvio è diventato un termine popolare negli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000, boom del business con marchi come Microsoft o Apple che si sono ingranditi a un ritmo più veloce che mai.
Nonostante l’etimologia relativamente chiara del termine, non c’è mai stato un vero consenso su come definire una startup. Le prime definizioni di startup derivano dai primi criteri di Venture Capitalist per identificare le aziende con il miglior potenziale per l’investitore.
Mentre ora la ricerca della definizione definitiva di “una buona startup” è affiancata da acceleratori, aziende e università, tutti con i propri punti di vista.
In questo articolo analizziamo per prima cosa le caratteristiche chiave più comuni di una startup per poi arrivare a quelli che sono i problemi principali delle startup in Italia e nel comune di Milano. Sicuramente esistono startup di tutti i tipi e il numero maggiore si trova appunto nella provincia più importante della regione lombarda.
Sono talmente numerose e varie le startup che esistono persino quelle dedicate al settore onoranze funebri (vedi lastello). Lastello è una startup innovativa:si pone come un comparatore di prezzi e permette all’utente di poter trovare un’agenzia funebre adatta alle proprie esigenze ed è l esempio di come una idea originale può risultare vincente
Le startup non sono come le altre piccole imprese in un aspetto cruciale: non è sufficiente che una startup stia ferma e generi un reddito costante. Invece i fondatori e i team di startup mirano a una cosa, e solo una cosa: la crescita.
Una startup è per definizione un’azienda progettata per crescere. Tuttavia, cos’è la crescita e come appare dipende dalla fase in cui si trova l’avvio nel ciclo di finanziamento all’avvio.
Nelle prime fasi le startup spesso perdono denaro aumentando la base di clienti, il team e / o la valutazione, mentre nelle fasi successive dopo la rottura anche la crescita dei ricavi è la chiave.
I 4 passaggi principali per le startup
Un tipico percorso di crescita per una startup comprende quattro passaggi principali:
- All’inizio le startup fanno affidamento sul capitale iniziale acquisito attraverso ad esempio acceleratori, crowdfunding, angel investor o anche amici e familiari. In questa fase iniziale, la startup sta utilizzando il capitale per costruire un prodotto sufficiente e assumere un team per generare entrate.
- Dopo gli investimenti, la maggior parte delle startup ha raggiunto la cosiddetta Valley of Death. Non stanno facendo abbastanza soldi per restituire l’investimento di capitale iniziale.
- Idealmente, a un certo punto la startup ha generato entrate sufficienti per restituire l’investimento iniziale e può spostare il proprio sguardo dal generare “abbastanza soldi per ripagare” a “più soldi che avremmo mai potuto pensare”. In questa fase, la maggior parte delle startup promuove un ritmo di crescita maggiore attraverso alleanze strategiche, acquisizioni o finanziamenti aggiuntivi tramite Venture Capital o Crowdsourcing.
- Una volta che una startup è su una solida traiettoria di crescita, prenderà in considerazione l’apertura della società al pubblico con offerte pre-IPO, IPO e ulteriori offerte secondarie.
Il problema delle startup in Italia
- Principalmente, ciò che più di ogni altra cosa ci penalizza è la nostra scarsa cultura in merito: riguardo alle startup noi italiani conosciamo poco o niente.
- In Italia non viene lasciato abbastanza spazio all’incontro tra persone con idee di business rivoluzionarie e innovative. Insomma non esiste un network adatto in cui chi vuole mettere su una startup può incontrarsi con altre persone e confrontarsi. Quindi uno dei problemi più seri è il fatto che, a parte alcune realtà come Italian Startup Scene che a volte organizzano degli eventi sul web e dal vivo, non ci sono quelli che si chiamano aggregatori di competenze, un ambiente dove far incontrare esperti di business e persone che hanno capacità tecniche
- Infine in Italia manca la propensione al rischio:ci sono poche persone che hanno la voglia di mettersi in discussione e di provare a sperimentare. Infatti, seppure è vero che il momento economico non è dei migliori, ci vorrebbe anche più voglia di innovare e stupire.
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