Salvatore Mancuso, ex ‘numero due’ delle Autodifese unite della Colombia (Auc, paramilitari), sarà espulso all’inizio di settembre dagli Stati Uniti, dove ha scontato una lunga pena detentiva per narcotraffico, e trasferito in Italia. Lo scrive oggi il quotidiano El Tiempo di Bogotà.

Il giornale, citando fonti vicine all’avvocato di Mancuso, Joaquín Pérez, indica che «un giudice federale Usa ha accettato gli argomenti della difesa dell’ex comandante, che è figlio di un emigrato italiano, ed ordinato la sua deportazione in Italia». Durante l’udienza, aggiunge El Tiempo, «è stato chiesto ad un procuratore, April Denis Seabrook, se rappresentasse il governo degli Stati Uniti. Lei ha detto di sì ed ha aggiunto che si impegnava a trasferire Mancuso in Italia prima del 4 settembre».

L’avvocato Pérez ha confermato la volontà del suo difeso di essere inviato in Italia, sostenendo che finora si è violato il suo diritto alla libertà, dopo 12 anni in carcere. Nell’udienza il giudice ha chiesto di essere informato del luogo in cui, una volta libero, Mancuso osserverà la quarantena legata alla pandemia. A quanto risulta questo «non sarà nella regione di Salerno, da dove suo padre emigrò verso la Colombia».

Giovedì, sostiene El Tiempo, l’ex leader delle Auc sarà trasferito a New York da dove, hanno spiegato fonti federali Usa, parte un volo della Delta, operato da Alitalia, diretto a Roma. Se effettivo, il trasferimento di Mancuso in Italia e non in Colombia sarebbe imputabile ad errori procedurali commessi in passato da Bogotà nella richiesta di estradizione.

Ma domenica il ministero degli Esteri colombiano ha diffuso un comunicato in cui ha assicurato che il governo ha espletato tutte «le formalità previste dalla legge per le estradizioni dell’ex capo paramilitare», accusato di 136 massacri con oltre 800 morti. Infine, governo e polizia hanno ricordato che contro l’ex comandante paramilitare sono attive tre circolari in ‘codice rosso’ dell’Interpol per processi esistenti in Patria.

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