R. e P.

Acqua pubblica

In queste ultime settimane è scoppiata la “crisi” tra molti Sindaci Calabresi e il Presidente Occhiuto sul
tema della gestione acqua e rifiuti assegnata ad una nuova autorità regionale chiamata Arrical.
I Sindaci lamentano, tra le altre cose, il mancato coinvolgimento nel processo organizzativo e decisionale
su questi due comparti assolutamente primari, soprattutto per ciò che riguarda l’acqua.
Sull’acqua, infatti, la discussione è rovente e la latitanza della Regione fa molto riflettere e discutere le
Amministrazioni locali e quelle provinciali e metropolitane, con molte prese di posizione ferme da parte
di molti comuni, anche importanti come Gioia Tauro e Reggio Calabria per ciò che riguarda la nostra area
metropolitana.
Come Associazione Culturale sempre sensibile ai temi sociali, non possiamo certo tacere sulla questione
della gestione idrica degli acquedotti che fino ad ora erano di pertinenza gestionale dei Comuni, che su
questo fronte, almeno quelli autonomi da Sorical, erano riusciti a non indebitarsi per
l’approvvigionamento idrico delle loro comunità.
Per noi, è in atto la privatizzazione e la svendita delle sorgenti montane, ultimo ed ormai unico baluardo
rimasto per ciò che riguarda l’acqua intesa come bene pubblico, concetto sancito con un Referendum
Popolare che si è tenuto nell’anno 2011 e che ha visto i Cittadini esprimersi per il 90% per il
mantenimento pubblico di questo bene primario che mai dovrebbe diventare fonte di guadagno per i vari
carrozzoni, trasformati molto spesso in veri e propri bacini di consenso elettorale.
D’ora in poi, i Sindaci dovranno consegnare le “chiavi” dei propri acquedotti alla nuova autorità
regionale. Dalle prese di posizione dei Sindaci, Consiglieri Metropolitani Delegati, inoltre, veniamo a
sapere della totale mancanza di chiarezza nella procedura di passaggio delle consegne, dell’organizzazione
della nuova autorità che dovrà occuparsi di questi comparti oltre che di un contorto sistema di gestione
dei proventi delle cartelle.
Quindi, se sulla gestione del comparto rifiuti il giudizio può rimanere in sospeso, quello sulla gestione
idrica impone riflessioni di ordine sociale che vanno, addirittura, ad incrociare i diritti sanciti dalla
Costituzione e che si contrappone in modo ancora più plateale alla volontà popolare espressa attraverso il
succitato Referendum del 2011.
In tutto questo, bisogna dare atto ai Sindaci, a partire dal FF della Città Metropolitana che senza
strumentalizzazioni politiche si è posto accanto ai suo colleghi Sindaci delle Amministrazioni Comunali,
di essersi trovati compatti nell’evidenziare la mancanza di coinvolgimento e la totale mancanza di
coordinamento organizzativo e informativo sul passaggio di consegne che sarebbe dovuto scattare già il
due gennaio scorso.
Noi siamo solidali con le amministrazioni e con tutti i Sindaci impegnati nella difesa di questo diritto ed
in particolar modo siamo vicini a quei Sindaci che dopo tanti sacrifici e impegno di risorse economiche si
vedono, di fatto, espropriati dalla gestione delle opere da loro stessi realizzate ed in qualche caso ancora
in fase di completamento.
L’acqua è un bene pubblico e come tale dovrebbe rimanere. Il Presidente Occhiuto ascolti i Sindaci e le
Amministrazioni e i consiglieri ed Assessori Regionali che in alcuni casi Sindaci lo erano fino a qualche
giorno fa intercedano affinché si giunga quantomeno ad una situazione che consenta una gestione oculata
di questo che è, a tutti gli effetti, un “esproprio coatto” di un bene primario perpetrato ai danni di Comuni
e Cittadini.

Pietro Sergi, Presidente Associazione Culturale Spiriti Liberi Calabresi, Consigliere di minoranza al Comune di Careri