Le minacce rivolte al procuratore di Napoli Nicola Gratteri da ambienti legati alla camorra hanno scosso profondamente il mondo istituzionale e giudiziario, generando una vasta ondata di solidarietà. Tra le prime reazioni, quella dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha espresso forte vicinanza al magistrato, ribadendo il valore del suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata.

Numerosi, nelle ultime ore, i messaggi arrivati da esponenti politici e istituzionali. Una mobilitazione ampia, che tuttavia solleva anche qualche riflessione. Molti degli attestati di stima, infatti, appaiono ripetitivi nei contenuti, limitandosi a formule di circostanza che, pur significative sul piano simbolico, rischiano di restare prive di reale incisività.

A sorprendere – ma forse non troppo – è soprattutto la presa di posizione di alcuni esponenti politici che in passato avevano assunto atteggiamenti critici nei confronti dello stesso Gratteri, arrivando persino a sostenere iniziative legislative che, secondo quanto dichiarato dal magistrato, avrebbero potuto ostacolare il suo operato. Oggi, gli stessi protagonisti esprimono solidarietà, aprendo interrogativi su un possibile cambio di linea o su una diversa lettura politica del momento.

Il tema diventa allora quello della coerenza tra parole e azioni. In un contesto delicato come quello della lotta alla criminalità organizzata, la solidarietà istituzionale è certamente importante, ma rischia di apparire insufficiente se non accompagnata da scelte concrete e coerenti.

Resta il fatto che Nicola Gratteri prosegue il suo lavoro con determinazione, forte anche del sostegno ricevuto. Ma nel dibattito pubblico emerge con chiarezza una distinzione sempre più netta: da una parte le dichiarazioni, dall’altra i fatti. Ed è proprio su questi ultimi che, ancora una volta, si misura la reale volontà di contrastare i fenomeni criminali.

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