“The imitation game”, è il nome dell’operazione condotta nella giornata di ieri dagli uomini dello Scico della Guardia di Finanza congiuntamente allo Sco della Polizia, e che ha fatto eseguire ben 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di soggetti, vicini a varie organizzazioni mafiose.
Il capo di imputazione è la gestione illecita di attività di videolottary e gioco on line in Italia e all’estero, che avrebbe fruttato nelle casse della ‘ndrangheta e della camorra ben 50 milioni di euro.
L’organizzazione riusciva a produrre ingenti guadagni mediante la creazione di un sito illegale per il gioco del poker online denominato “dollaropoker”, con server e struttura di gestione situati all’estero, per poi sfruttare gli introiti in Italia con l’acquisizione di immobili. La struttura era di tipo piramidale, ed a capo vedeva il promotore, Luigi Tancredi, alias il “Re delle slot” che guadagnava oltre 1 milione e mezzo di euro al giorno e che aveva contatti con i principali esponenti della criminalità organizzata.
Un piano che grazie al suo marchingegno imprenditoriale forniva piattaforme di gioco al di fuori del controllo dello Stato, con dislocazioni in Florida e Romania.
Alle indagini «si sono aggiunte le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno confermato il forte interessamento dei clan camorristici per il settore del gioco illegale online e la progressiva acquisizione del controllo di tale attività illecita su intere fette del territorio nazionale. I proventi delle attività venivano infatti versati mensilmente ai “casalesi” facenti capo a Michele Zagaria, Antonio Iovine e Francesco Schiavone».
Da Ostia a Roma, passando per la Campania e giungendo “finalmente” in Calabria, precisamente a Marina di Gioiosa Jonica. E’ proprio lì che il Tancredi intratteneva rapporti con una famiglia ben nota, quella dei Mazzaferro, il cui referente era Nicola Femia conosciuto come “Rocco” e già coinvolto nell’operazione “Black Monkey”.
Un’operazione che aveva già trovato Femia all’interno del circolo vizioso dei giochi illegali e delle minacce ai danni di un giornalista poi messo sotto protezione.
A portare gli inquirenti su questa pista è stata anche la cartellina rinvenuta in ufficio, che attestava una contabilità di Tancredi parallela a quella dichiarata, denominata “Femia” e contenente la copia di ben 11 assegni dell’importo complessivo di 21.665 euro intestati a diversi soggetti o senza beneficiario.
“Siamo in presenza del gotha delle cosche – hanno detto gli investigatori parlando di Femia – da Marina di Gioiosa hanno allungato i tentacoli in diversi settori e sempre servendosi di imprenditori collusi”.
SARA FAZZARI

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