Tocca anche la Calabria una recente indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, che avrebbe svelato una fitta rete aziendale ombra attiva nel settore delle grandi opere pubbliche. Tra gli appalti finiti sotto la lente degli investigatori figura infatti l’affidamento dei lavori per l’abbattimento dei consumi energetici del Centro Direzionale della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Una presunta infiltrazione che dimostrerebbe come le attività criminali riescano a superare i confini regionali, estendendosi dalla Sicilia fino alla sponda reggina, attraverso la gestione irregolare dell’esecuzione dei cantieri pubblici.

L’operazione – condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale del capoluogo siciliano – ha portato stamani a far scattare l’operazione Scirocco, con l’esecuzione di dodici misure cautelari ordinate dal giudice per le indagini preliminari della città etnea.

Sei le persone che sono finite in arresto, ai domiciliari, essendo ritenute le promotrici dell’organizzazione; per sei imprenditori, invece, è scattato il divieto temporaneo di contrarre con la Pubblica Amministrazione.

Le accuse contestate, a vario titolo, spaziano dall’associazione per delinquere al subappalto illecito, fino alla frode in pubbliche forniture e al riciclaggio dei proventi illeciti.

L’ipotesi degli inquirenti è che il sodalizio sarebbe riuscito a condizionare le fasi esecutive dei lavori affidati da diversi enti pubblici.

A guidare la struttura “invisibile” un imprenditore di 61 anni, principale indagato nell’inchiesta, già gravato da una condanna passata in giudicato per concorso esterno nella famiglia mafiosa dei barcellonesi.

La prima segnalazione risale al 2021, quando il rappresentante legale di un consorzio ha notato l’uomo in abiti da lavoro all’interno di un cantiere per la difesa costiera, elemento che aprì al sospetto di una possibile infiltrazione mafiosa.

Da quel momento le intercettazioni e i controlli economico-finanziari avrebbero consentito di documentare come l’organizzazione avesse assunto il controllo effettivo delle commesse, aggirando le autorizzazioni ufficiali tramite noli di comodo.

Oltre alle irregolarità riscontrate nel Centro Direzionale reggino, le condotte fraudolente hanno riguardato anche la manutenzione delle autostrade messinesi, sui cui cavalcavia sarebbero stati installati impianti non conformi e materiali di scarsa qualità.

Per riciclare i presunti guadagni illeciti e pagare la manodopera irregolare, il gruppo avrebbe utilizzato delle fatture false emesse da un distributore di carburante. Il giro di denaro fittizio che si ritiene di aver accertato ammonta a circa 377mila euro.

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