R. e P.
Ancora una vita spezzata in carcere. A Busto Arsizio, un uomo di 34 anni, in cura da dieci anni presso il Centro Psicosociale (CPS) per gravi disturbi psichiatrici conseguenti a un trauma cranico subito nel 2015, è stato trovato senza vita nella propria cella, rinvenuto dai compagni intorno alle ore 15.
Non è un caso isolato. È il segnale evidente di una emergenza nazionale che non può più essere ignorata.
La presenza di detenuti con patologie psichiatriche, aggravata dalla saturazione delle REMS — le strutture destinate all’esecuzione delle misure di sicurezza — contribuisce ad alimentare un sistema già in forte sofferenza. Il sovraffollamento, la carenza di percorsi terapeutici adeguati e l’assenza di interventi tempestivi stanno trasformando il carcere in un luogo dove il disagio si amplifica, fino a esiti irreversibili.
Quella dei suicidi nelle carceri italiane non è più una sequenza di episodi: è una crisi strutturale, denunciata da tempo da operatori, avvocati e organizzazioni per i diritti umani, che richiede risposte immediate e coraggiose.
A intervenire con forza è l’Associazione Quei Bravi Ragazzi Family, attraverso la sua Presidente Nadia Di Rocco, da anni in prima linea accanto alle famiglie dei detenuti.
“Il carcere non cura,” dichiara Nadia Di Rocco. “E continuare a ignorarlo significa accettare che queste tragedie si ripetano. Chi è malato ha diritto a cure adeguate, non a una detenzione che aggrava la sofferenza.”
Nelle ultime ore, sono state numerose le famiglie che si sono rivolte all’Associazione, portando testimonianze di paura, solitudine e abbandono. Un dolore silenzioso che attraversa le mura del carcere e colpisce interi nuclei familiari.
Di fronte a questa emergenza, l’Associazione chiede un intervento immediato e strutturale:
stop alla detenzione per chi è affetto da gravi patologie incompatibili con il carcere
accesso reale e tempestivo alle REMS e alle strutture sanitarie dedicate
percorsi terapeutici continui e personalizzati
rafforzamento della prevenzione e dell’ascolto
applicazione effettiva di misure alternative per i detenuti malati
“Non è buonismo,” conclude Nadia Di Rocco, “è una questione di civiltà giuridica e umana. Uno Stato si misura da come tutela i più fragili.”
L’Associazione Quei Bravi Ragazzi Family si dichiara pronta ad aprire un confronto con il Ministro Carlo Nordio per affrontare quella che ormai è, a tutti gli effetti, una emergenza nazionale.
Perché ogni vita che si spegne in carcere non è solo una perdita:
è un fallimento che riguarda l’intero Paese.

