Gioiosa Ionica, 25 novembre 2025
Oggi, in questo giorno consacrato alla memoria di Santa Caterina d’Alessandria, vogliamo fermarci a contemplare non solo la sua leggenda, ma la sua presenza viva, tangibile, in una scultura che è molto più di un’opera d’arte: è un’anima di legno, dipinta di fede, scolpita con amore divino.
Questa statua, custodita con reverenza nella Chiesa a Lei dedicata a Gioiosa Ionica — dove fu patrona fino al 28 marzo 1775 — è un capolavoro di emozione, di maestria, di spiritualità incarnata (da pochi anni restaurata dal noto restauratore Giuseppe Mantella).
È opera dello scultore napoletano Giovanni Bonavita, artista del Seicento, il cui scalpello sembra aver toccato non solo il legno, ma lo spirito stesso della santa. A tutto tondo, completa figura, essa non è un’immagine da guardare di sfuggita, ma da contemplare, da avvicinare, da sentire respirare.
Guardate il suo volto: sereno, dolce, ma fermo nella sua fede. Gli occhi, lievemente sollevati, non vedono il mondo terreno, ma l’eterno. Le sue labbra, appena socchiuse, sembrano pronunciare parole di saggezza o pregare in silenzio. È la regina che ha rinunciato al trono per sposare Cristo; è la martire che ha affrontato il supplizio con la forza di chi sa di essere amata da Dio. La corona d’oro sulla sua testa non è un ornamento vano: è il simbolo della sua nobiltà terrena, ma anche della gloria celeste che le è stata donata. I suoi abiti, ricchi, fluenti, drappeggiati con un realismo quasi teatrale, sono un inno alla maestà. Il mantello rosso, vivo come il sangue del martirio e il fuoco della carità, si muove nell’aria immaginaria, come se fosse appena passato un soffio di vento divino. Sotto, la veste nera, segno di lutto e penitenza, contrasta con la luminosità dorata della giubba, ornata di motivi che evocano i misteri della fede.
E poi, la palma. Tenuta con grazia, ma con fermezza, nella mano sinistra: il simbolo del martirio, della vittoria, della pace conquistata attraverso il sacrificio. Un emblema di vita eterna, di trionfo spirituale. Ai suoi piedi, il capo del tiranno, incoronato anch’esso, ma privo di vita, con gli occhi chiusi nel sonno dell’errore. È il potere terreno abbattuto dalla verità, la violenza sconfitta dall’amore. La santa non calpesta il nemico con rabbia, ma con pietà, con dignità, con la certezza che la vera forza non sta nella spada, ma nella parola, nella fede, nella carità.
L’arte di Bonavita non è solo tecnica: è preghiera. Ogni piega del tessuto, ogni ciocca dei capelli, ogni riflesso dorato della corona racconta una storia. È scultura barocca, certo, ma non esagerata: è misurata, commossa, intensa. È arte che parla al cuore, non solo agli occhi.
Per noi, oggi, questa statua è molto più di un ricordo storico. È un’icona vivente. È la testimonianza che la bellezza può essere sacra, che l’arte può essere preghiera, che la fede può prendere forma, colore, volume, respiro.
Auguri, dunque, a tutte le Caterine, in questo giorno speciale. Che la loro vita sia come quella di questa santa: coronata di grazia, vestita di virtù, illuminata da sapienza, sostenuta da coraggio. E che possano guardare a questa statua non solo come a un’opera d’arte, ma come a un modello, a un’amica, a una guida.
Perché Santa Caterina d’Alessandria, scolpita da mani umane, vive ancora. Vive nel cuore di chi la contempla. Vive nella fede di chi la invoca. Vive nella bellezza che, come lei, non muore mai.
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