Tra le ombre della tragedia di Crans-Montana, c’è un volto che merita di essere raccontato: quello di Paolo Campolo, reggino, padre e cittadino coraggioso, che nella notte di Capodanno ha messo a rischio la propria vita per salvare decine di giovani intrappolati nel locale in fiamme.

Il suo intervento, al momento poco noto, è stato più che eroico. Appena avvisato dalla figlia della situazione che si era creata all’interno del locale, Paolo non ha esitato un istante. «Ho visto persone chiedere aiuto, disperate, disorientate», ha raccontato in seguito. «Non ci ho pensato nemmeno un secondo: siamo entrati e le abbiamo tirate fuori a mani nude».

Il bilancio parla chiaro: oltre venti ragazzi salvati, strappati alla furia delle fiamme grazie al coraggio di Paolo e di altri soccorritori improvvisati. Un intervento che ha richiesto sangue freddo, forza fisica e una determinazione fuori dal comune, tanto da lasciare senza parole chi ha ascoltato il suo racconto.

Una delle scene più drammatiche riguarda una porta secondaria del locale, conosciuta ma bloccata. «C’erano decine di persone intrappolate dall’altra parte – racconta Paolo – che gridavano aiuto. I pompieri erano già sul posto, ma quella porta non veniva aperta. Non potevamo aspettare: abbiamo deciso di abbatterla». Grazie a quella scelta, ulteriori vite sono state strappate al fumo e alle fiamme.

Oggi Paolo Campolo si trova ricoverato a causa del fumo inalato durante l’intervento, ma il suo spirito non è stato minimamente scalfito. «Non conta il mio affanno o la stanchezza – ha detto – conta che le vite salvate sono tante».

In mezzo alla tragedia e alla disperazione, la storia di Paolo Campolo emerge come esempio di coraggio, altruismo e determinazione. Un eroe reggino che, in una notte infernale, ha trasformato la paura in coraggio, dimostrando che anche di fronte all’orrore la forza di un singolo può salvare decine di persone.

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