Le porte del carcere si sono spalancate per ventidue persone, tra cui una dominicana, due colombiane, e sette albanesi. Sei degli arrestati sono accusati poi di essere i componenti di una associazione per delinquere, operativa dal 2014 a Genova, a Panama, in Colombia e Venezuela, che avrebbe importato dall’America Latina ingenti quantitativi di cocaina; droga caricata su navi dirette nel porto del capoluogo ligure e che una volta recuperata, grazie alla collaborazione di lavoratori “amici” negli stessi scali cittadini, sarebbe stata così rivenduta.

Ma non solo, il gruppo si sarebbe preoccupato di recuperate anche carichi di stupefacente destinati ad altre organizzazioni criminali, facendosi ricompensare con una percentuale, che veniva pagata in denaro o in cocaina, e che si aggirava intorno al 20% del prodotto importato.

È quanto ritengono di aver scoperto i carabinieri del Ros di Genova che stamani, insieme ai colleghi di Como e Reggio Calabria, hanno eseguito le misure cautelari emesse a carico degli indagati su richiesta della DDA locale

IL PAGAMENTO CON RICEVUTA

Il pagamento dello stupefacente sarebbe stato effettuato con un metodo di interposizione consistente nella consegna del contante ad un intermediario nel nostro paese, indicato dai fornitori, che si sarebbe occupato della rimessa a questi ultimi, avvalendosi di canali extrabancari e consegnando anche la ricevuta agli acquirenti.

Agli indagati vengono quindi contestate nove importazioni di coca da Colombia, Repubblica Dominicana, Panama, connotate dalla transnazionalità, parliamo di qualcosa come circa 670 chili di droga del valore commerciale di ben 25 milioni di euro.

Inoltre vengono accusati di 38 episodi di detenzione e cessione di stupefacente, per due di questi viene contestata anche l’aggravante mafiosa, ed in particolare la finalità di agevolare l’attività di una cosca di ‘ndrangheta di Rosarno, nel reggino.

Per gli investigatori si tratterebbe di condotte compiute in autonomia sia da appartenenti all’organizzazione che da soggetti legati ai membri di quest’ultima che, a loro volta, avrebbero distribuito stupefacente di varia tipologia, come cocaina, hashish e marijuana, alle proprie filiere di spaccio.

LA DISPONOBILITÀ DI ARMI

Durante le attività i carabinieri hanno appurato una certa disponibilità di armi, ritrovando due pistole a tamburo della Smith & Wesson (mod. 686 cal. 357 magnum con canna da 4”), una bomba a mano M75; una pistola mitragliatrice Zastava mod. M56 cal. 7,62×25 mm (tokarev); due fucili d’assalto Zastava mod. M70 cal. 7,62×39 mm, riproduzioni del più noto AK-47 (Kalašnikov); pistole semiautomatiche Beretta cal. 9, un revolver marca Smith & Wesson cal. 38SP, pistole della Colt mod. 1911 cal. 45 ACP e Beretta mod. 70 cal. 7,65

IL CONTRIBUTO DELL’EUROPOL

I reati contestati sarebbero stati commessi in un arco temporale che va dal settembre del 2014 al dicembre 2022.

L’indagine ha beneficiato del prezioso contributo informativo dell’Europol, che ha tempestivamente veicolato le informazioni provenienti dalle indagini avviate dalle Autorità francesi su gruppi criminali che utilizzavano un sistema di comunicazione criptato denominato EncroChat e alimentato il flusso informativo relativo ai dispositivi SkyEcc.

Alle indagini ha collaborato anche l’Eurojust che ha facilitato l’agevole e tempestiva acquisizione, tramite un ordine di indagine europeo, di comunicazioni criptate sequestrate dalle autorità francesi ed intercorse sulle piattaforme EncroChat e SkyEcc.

I SEQUESTRI

Su richiesta della Dda, infine, sono stati sequestrati alcuni beni riconducibili all’indagato  ed in particolare delle quote nominali di una società, una polizza assicurativa, due veicoli, un conto corrente ed un anello in oro bianco con diamante.

Nel corso delle perquisizioni è stato sequestrato del materiale documentale, dei dispositivi informaticiarmi bianche ed una pistola semiautomatica.

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