Appena usciti dal colloquio con Brunetto Latini , che sembra a momenti astrarsi dalla cornice ambientale per immergersi in una serena rievocazione ,e ancora attratti dall’immagine del veloce corridore del ” drappo verde” , siamo introdotti , quasi bruscamente , in un clima e una tonalità diversi , imposti con immediatezza ad apertura di canto : ” già era il loco onde s’udia il rimbombo” …… E quel loco non è soltanto una indicazione . E’ un luogo a cui sono venuti predisponendo la fantasia e l’animo del poeta .
I due poeti infatti , giungono nel punto in cui si ode il rumore del Flagetonte che dal settimo cerchio si riversa nell’ottavo. improvvisamente tre dannati, dalle membra piagate per la pioggia infuocata , si staccano dalla loro schiera e si avvicinano a Dante gridandogli di fermarsi a parlare con loro : hanno riconosciuto in lui un fiorentino , cioè un loro concittadino .
Virgilio sollecita il discepolo perchè si mostri disponibile e cortese ; cosi i tre peccatori girano in cerchio e volgono lo sguardo verso il poeta . Si tratta di Guido Guerra , nipote della buona Gualdrada , di Tegghiaio Aldobrandi e di Jacopo Rusticucci . Quest’ultimo , in nome della fama che ebbero in vita , chiede a Dante chi sia .Il poeta appare ansioso e felice di poter parlare con loro , e dopo avere espresso il proprio dolore per la loro condizione , conferma di essere fiorentino e narra del suo viaggio ultraterreno. Jacopo Rusticucci , augurando a Dante lunga vita e fama tra gli uomini , gli chiede se ancora a Firenze esistono cortesia e valore . dal momento che Guglielmo il Borsiere , un dannato venuto da poco tra loro , li va rattristando con i sui racconti sulla condizione della città .Dante ribadisce la decadenza morale di Firenze dovuta alla “nuova gente” che , con ricchezze sorte dal nulla , ha sollevato orgoglio e sfrenatezza e lo fa con parole tali da suscitare l’ammirazione dei tre dannati . Questi dopo aver augurato a Dante di concludere facilmente il viaggio infernale si allontana velocemente. Dante e Virgilio riprendono il cammino e giungono nel luogo in cui Il Flagetonte , con una cascata dal rumore assordante , precipita nell’ottavo cerchio . Virgilio chiede al poeta di sciogliere la corda che gli cinge i fianchi e, presala , la getta attorcigliata a matassa , come segnale giù per la cascata. Di li a poco sale verso l’alto , come se nuotasse nell’aria , un’oscura e agghiacciante figura che si presenta alla vista dei due poeti .
Professore Vincenzo Bruzzaniti