“VANGELO FESTIVO”
COMMENTO AL VANGELO DELLA II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (A)
(Giovanni 1, 35-42)
Il Vangelo di oggi si concentra su una sola affermazione:
“Ecco l’Agnello di Dio.” Tutto il resto è conseguenza.
Giovanni Battista non descrive Gesù, non lo spiega, non lo difende. Lo INDICA.
E lo fa usando una categoria precisa: l’Agnello.
Non il potente, non il riformatore, non il giudice.
L’AGNELLO.
Questo significa una cosa chiara: la salvezza non passa attraverso la forza,
ma attraverso il DONO. Gesù non elimina il peccato del mondo dall’esterno:
lo assume, lo porta, lo attraversa.
Giovanni dice anche: “Io non lo conoscevo”.
La fede non nasce da una familiarità automatica con Dio,
ma da una rivelazione accolta con umiltà.
Cristo non è evidente: va RICONOSCIUTO.
E il segno del riconoscimento è lo Spirito che “rimane”.
Non un’emozione passeggera, ma una presenza stabile, trasformante.
Questo Vangelo è essenziale anche per noi oggi.
Ci ricorda che il compito del cristiano non è mettersi al centro,
non è trattenere, non è sostituirsi a Cristo, ma INDICARE.
Ogni volta che la Chiesa dimentica questo, perde credibilità.
Ogni volta che lo vive, diventa trasparente.
La domanda finale è semplice e radicale:
chi è Gesù per noi, oggi?
Se è davvero l’Agnello di Dio, allora la fede non è superflua,
ma decisiva per la nostra vita.
D. Enzo Ruggiero

