Secondo gli investigatori sarebbero le nuove leve dello spaccio della droga nell’area compresa tra le cittadine reggine di Cittanova e Taurianova.

Da qui il nome in codice dell’inchiesta, chiamata appunto “New Age”, che vede coinvolte tredici persone ritenute far parte di una presunta associazione che si occupava non solo del traffico degli stupefacenti quant’anche della loro produzione.

L’operazione – scattata stamani con la notifica dei provvedimenti cautelari emessi a carico degli indagati – è il culmine di una attività investigativa condotta dai carabinieri e scattata esattamente tre anni fa, ovvero nel gennaio 2020.

Gli inquirenti ritengono dunque di aver scoperto un articolato giro di spaccio, al centro del quale vi sarebbero alcuni soggetti definiti come il punto di riferimento di numerosi consumatori di droga di Taurianova, ma anche di alcuni comuni vicini.

In particolare, i militari hanno iniziato ad avere qualche sospetto dopo l’arresto in flagranza eseguito a Cittanova, di uno degli indagati di oggi, accusato allora di detenzione ai fini di spaccio dopo che gli furono trovate quasi 8mila dosi di marijuana pronte per essere vendute.

In quell’occasione, perquisita l’abitazione dell’uomo, erano state scovate diverse buste con le infiorescenze di marijuana, nascoste nel doppiofondo ricavato in uno degli armadi della camera da letto, che se immesse sul mercato, avrebbero garantito proventi per oltre 7mila euro.

Fondamentale per le indagini, poi, si è rilevata, a partire da questo ritrovamento, l’attività info-operativa avviata dai carabinieri che hanno analizzato i profili dei contatti dell’arrestato, e di risalire così ad una ramificata rete di distribuzione e ai canali di approvvigionamento dello stupefacente.

LA RETE RELAZIONALE

Da qui si è giunti ad identificare le nuove leve dello spaccio di droga: si tratta si oggetti, per la maggior sotto i 30 anni di età, che sono ritenuti responsabili dell’offertacessionetrasportovendita e coltivazione della droga, oltre che del suo consumo.

Il controllo incrociato dei dati emersi dalle verifiche effettuate, affermano i militari dell’Arma, “ha infine consentito di ricostruire le circostanze del fatto e le presunte condotte criminose degli indagati in circa una cinquantina di eventi delittuosi, sia sul territorio nazionale che all’estero, sintomatiche della sussistenza di una forte rete relazionale”.

Determinanti per le investigazioni si sono poi rivelati i numerosi recuperi effettuati nel corso dell’intera attività di varie sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina e marijuana.

In tal senso viene ricordato il rinvenimento di due piantagioni di canapa indiana, di cui una allestita nel solaio della casa di uno degli arrestati, mentre l’altra era dentro un appartamento occupato abusivamente di un palazzo del centro storico di Cittanova.

Nello specifico, è stato appurato come gli indagati avessero allestito meticolosamente degli impianti idroponici, completi di sistemi di riscaldamentoventilazione e illuminazione a lampade UV, destinati alla gestione di varie colture della canapa indiana, differenziate per il potenziale tossicomanigeno.

Lo stupefacente, lavorato in dosi, avrebbe permesso agli indagati di ricavare guadagni non inferiori a 50 mila euro.

L’OPERAZIONE

Il blitz è stato eseguito dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, a conclusione delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi, diretta da Emanuele Crescenti. L’ordinanza di applicazione della misura cautelare è stata emessa dall’Ufficio del Gip del tribunale di Palmi

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