di Francesco Marrapodi
Quattro mesi. Centoventi giorni di disagi, frustrazione e rabbia per un centro di 5.000 abitanti e per i paesi circostanti.
Bianco, provincia di Reggio Calabria. Siamo in piena stagione turistica, quando le strade dovrebbero brulicare di vita e opportunità, e il paese si ritrova senza uno dei servizi più essenziali: il Postamat. Un’assenza che costringe cittadini e visitatori a veri e propri pellegrinaggi nei comuni vicini, solo per poter prelevare il proprio denaro.
L’Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco Giovanni Versace, aveva lanciato l’allarme mesi fa — ben prima dell’estate — sollecitando l’ufficio postale locale. Ma, come troppo spesso accade, tutto è rimasto lettera morta.
Oggi il sindaco ha risollevato il problema con maggiore determinazione, questa volta rivolgendosi direttamente alla sede centrale di Reggio Calabria e rilanciando una richiesta che non può più essere ignorata. Insomma, la misura è colma: i cittadini di Bianco non sono più disposti a subire in silenzio. La protesta monta, si diffonde sui social, cresce nelle piazze e diventa un boomerang d’imbarazzo per chi avrebbe dovuto agire da tempo. Com’è possibile che, nell’era dell’intelligenza artificiale, dei pagamenti contactless e delle promesse di digitalizzazione, un intero territorio venga lasciato senza un servizio bancario basilare? È inaccettabile, è una vergogna che sa di abbandono istituzionale. I contribuenti non chiedono la luna: chiedono rispetto. E pretendono che questo disservizio venga risolto immediatamente, prima che l’indignazione si trasformi in qualcosa di più significativo.