La prima suggestione che ha ispirato la stesura del libro “Via dall’Aspromonte” è arrivata da una foto scattata ad Africo da Umberto Zanotti Bianco nel 1928. La foto ritrae quattro uomini a cavalcioni su una trave spessa 25 centimetri e lunga 10 metri, che univa i due versanti della montagna, a nove metri di altezza dalle acque del fiume Aposcipo, (aposkepos, dal greco: “luogo non protetto”). Questa metafora sulla precarietà dell’esistenza, parlava di Africo, un paese senza strade di collegamento con l’esterno. Un paese senza la luce elettrica, né un medico per curare la gente.

Con queste parole, Pietro Criaco inizia il suo discorso alla presentazione del suo libro “Via dall’Aspromonte” presso il Centro Polifunzionale di Africo, il 27 luglio 2017.

In una sala gremita, la giornalista Maria Teresa D’Agostino ha condotto il dibattito con grande professionalità.

Dopo i saluti del sindaco di Africo Francesco Bruzzaniti, hanno inaugurato la serata Domenica Rita Buda e Francesco Speziale del gruppo musicale Koralira con la performance “Nero” un brano già trasmesso da Italia 1.

È poi la volta del dott. Vincenzo De Angelis, storico e scrittore che ha esposto con grande competenza i temi principali del libro: l’isolamento, l’idea della costruzione di una strada verso la marina, la partecipazione di un intero popolo che lotta, l’infanzia e la consapevolezza del protagonista Andrea verso ogni forma di ingiustizia.

Nel suo intervento successivo, il Direttore Editoriale della Rubbettino, Luigi Franco, ha parlato diffusamente di Africo, dell’alluvione del 1951  e dell’esodo forzato degli africesi.

Ha descritto in modo esauriente i problemi sorti dopo il trasferimento in marina e la crisi identità di un popolo allo sbando.

Del libro ha parlato con passione leggendo alcuni estratti del romanzo per lui suggestivi, che attraverso metafore potenti e un lessico “visionario”  offre spunti per le scene di un film.

Dal pubblico è intervenuto Santoro Maviglia che ha parlato delle emozioni forti durante la lettura del libro.

Sempre dal pubblico è arrivata la testimonianza e l’apprezzamento verso l’iniziativa di Francesco Favasuli, classe 1922, che ha declamato alcuni versi di una sua poesia.

Prima della conclusione, Domenica Buda ha emozionato il pubblico con la sua voce che evocava alcuni passi del libro accompagnata dalla chitarra di Francesco Speziale

L’autore ha chiuso il dibattito affermando che “Via dall’Aspromonte” è stato scritto nel 2003, inizialmente come un’idea per il cinema. Nel corso degli anni ha fatto il giro delle produzioni ma ogni volta erano attese e rifiuti, una negazione al Sud, all’Aspromonte.

Ogni volta era un NO ad un Sud arcaico, mitico, surreale. A suo modo rivoluzionario.

E a ogni rifiuto corrispondeva una reazione alla quale si opponeva un ancor più potente NO. Bisognava cominciare daccapo nonostante tutto e mai fasciarsi la testa a priori. Sarebbe stata la fine, il disastro più completo.

Ma alla fine, quando tutto sembrava perso, la Rubbettino ha detto SI.

SI al sogno, SI alla rivalsa di una Calabria che quando lo sente e lo vuole può, anzi DEVE alzare la testa.

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