Ospedale Locri, medici Aaroi: “Risolvere criticità”

Chiederanno un incontro urgente alla direzione dell’Asp per trovare una soluzione alle carenze del reparto di radiologia dell’ospedale di Locri, i medici Anestesisti Rianimatori del Presidio Ospedaliero Spoke iscritti all’Aaroi Emac.

E lo faranno per garantire servizi ai pazienti che si curano nella struttura sanitaria. I medici dell’Aaroi hanno infatti messo in evidenza “il Presidio di Locri è inserito a pieno titolo, almeno sulla carta, nel tessuto della rete ospedaliera della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Tessuto che conta un centro Hub, il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio, due centri Spoke, i Presidi Ospedalieri di Polistena e, appunto, Locri e due Ospedali Generali, Melito Porto Salvo e Gioia Tauro.

“Nello Spoke di Locri, dotato di Pronto Soccorso, Rianimazione, Ortopedia/Traumatologia e Chirurgia viene centralizzato, ad esempio, il paziente politraumatizzato della zona che, ricordiamo, è un pericoloso crocevia delle due strade con maggior tasso di mortalità della provincia: SS 106 e SGC Jonio-Tirreno. Il traumatizzato, deve essere rapidamente stabilizzato per poter essere trattato chirurgicamente in loco oppure altrettanto rapidamente trasferito al centro Hub di riferimento nel caso in cui vi sia indicazione neuro o cardiochirurgica, trattandosi queste ultime, di specialità non previste per i centri Spoke. Ma la veloce stabilizzazione del paziente e la possibilità di incidere positivamente sugli esiti, deve necessariamente essere preceduta da un altrettanto celere diagnosi.

“La diagnostica per immagini rappresenta da tempo, ormai (è sufficiente digitare su un qualunque motore di ricerca le parole chiave “TAC” e “Locri” per avere un’idea, comunque riduttiva, delle dimensioni del problema), un’autentica spada di Damocle sulla testa del malcapitato paziente. Ma anche sulla testa dei medici che, dalla trincea del presidio locrideo, sono costretti a trasferire i pazienti presso lo Spoke di Polistena, obbligati dunque così a sottrarre prezioso tempo all’azione, solo per poter effettuare una diagnosi. E questo alla faccia della golden hour e delle statistiche che ci dicono come, nel caso dei politraumatizzati, circa l’ottanta per cento dei decessi avvenga nel corso delle prime ore.

“Allo Spoke di Locri, però, la richiesta di salute non si esaurisce con l’assistenza e la cura del traumatizzato. Utic, Pronto Soccorso, Medicina, Pediatria, Rianimazione e tutte le altre unità operative non possono certo rinunciare all’indispensabile ausilio diagnostico per erogare prestazioni sicure ed efficaci. Alla Radiologia di Locri mancano troppo spesso uomini e mezzi e, ad ogni piè sospinto, disposizioni di servizio comunicano il razionamento di queste risorse. E le prestazioni, ancorché in urgenza, corrono il rischio di essere contingentate o, peggio, calendarizzate.

Così, anche i pazienti più critici, quali ad esempio quelli ricoverati in UO di Rianimazione, per poter effettuare un semplice esame come la TAC, potrebbero dover essere trasferiti, ove le circostanze lo permettano, a Polistena o a Melito, con tutti i rischi che questo comporta. Per poi tornare, con i rischi di un altro trasferimento, al presidio di provenienza”.