Marocco: il latitante Filippini dirigeva impresa edile e si spacciava per bulgaro

Viveva in Marocco da almeno dieci anni, dirigeva un’impresa edile a Temara, sulla costa atlantica, spacciandosi per cittadino bulgaro, e manteneva delle strette precauzioni per evitare di essere identificato. Angelo Filippini, 72 anni, originario di Seminara (Reggio Calabria), ultimo domicilio italiano a Rovellasca (Como), dove vivono moglie e familiari, e’ stato estradato la notte scorsa a Roma dopo 22 anni di latitanza. Filippini deve infatti scontare una condanna definitiva ad 11 anni e 7 mesi di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti: era coinvolto nell’operazione Smirne, che nel 1996 aveva portato a 170 arresti tra Calabria e Lombardia per le infiltrazioni al Nord di varie cosche della ‘Ndrangheta. In particolare, il latitante arrestato era accusato di essere il responsabile dello stoccaggio di ingenti quantita’ di eroina e cocaina (circa 200 kg al mese) importate dalla Turchia, che custodiva in un suo capannone di Rovellasca, dietro compenso di 30 milioni di lire a carico, per conto del clan Spinella-Ottina’, che imperversava nella zona della provincia di Como.

Filippini risultava essere amico di Diego Spinella, il capoclan assassinato nel 1993 a Turate per una faida interna ai gruppi calabresi. I carabinieri di Como sono riusciti a tracciare gli ultimi dieci anni del latitante in Marocco seguendo varie tracce, da quelle dei familiari a quelle del denaro a lui riconducibile, fino a quando, nell’aprile scorso, era stato riconosciuto grazie alla mutilazione del dito medio della mano destra ed arrestato dalla Gendarmeria Reale marocchina. Al momento e’ stato trasferito nel carcere di Rebibbia.