Le mani della ‘ndrangheta sugli alberghi liguri, quattro indagati e sequestri

Al termine di un’articolata indagine durata oltre un anno, la Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, ha eseguito quattro misure cautelari personali ed un sequestro che ha interessato delle quote societarie e per l’ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso ed usura.

L’indagine, denominata The Shock, e coordinata a livello nazionale ed internazionale dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni è stata svolta dal Compartimento per la Lombardia.

Tra gli arrestati vi è un professionista nel settore dell’intermediazione finanziaria, che secondo l’accusa si sarebbe appoggiato appoggiava al principale indagato, Alfonso Pio, 52 anni, soggetto già emerso in altre indagini della Dda milanese e ritenuto espressione di una delle più note famiglie di ‘ndrangheta della Brianza, in quanto rispettivamente figlio (di Domenico Pio) e cugino di elementi di vertice della locale di Desio.

L’inchiesta avrebbe consentito di far emergere un altro e grave episodio di presunta infiltrazione mafiosa nel contesto economico ed in particolare nel settore turistico-alberghiero.

Il dato, già riscontrato in altre attività investigative, è il tentativo da parte di famiglie mafiose di mettere le mani su realtà imprenditoriali in crisi, tramite l’iniezione di capitali “freschi” e l’utilizzo, dove necessario, di metodi intimidatori per ottenere il controllo di attività di rilievo.

Sarebbe anche emerso un legame tra esponenti delle criminalità organizzata ed i professionisti; nel caso specifico, sostengono gli investigatori, sarebbe stato proprio il consulente finanziario a segnalare al soggetto calabrese le potenziali vittime e pianificando con quest’ultimo anche le operazioni finanziarie.

Proprio grazie alla forza di intimidazione che sarebbe derivata dal collegamento con la ‘ndrangheta, sarebbero così riusciti ad assumere il controllo di un’importante realtà alberghiera in Liguria, l’Hotel del Golfo di Finale Ligure, le cui quote sono state oggi sequestrate su ordine del Gip di Milano.

L’indagine prosegue una precedente attività, di ampio respiro internazionale, condotta sempre dal Compartimento della Postale di Milano, la cosiddetta operazione “Bruno”, che nel 2018 portò all’arresto, tra Italia e la Romania, di 21 persone (e altre 14 erano state indagate) accusate di associazione a delinquere transnazionale, frode informatica e accesso abusivo a sistema informatico e riciclaggio dei proventi di massive campagne di phishing.

Un blitz quello che lasciò intravedere un interesse della ‘ndrangheta anche nel cosiddetto cybercrime. Come già evidenziato in quell’occasione, l’operazione di oggi avrebbe permesso di mettere in luce come quest’ultima stia infatti muovendo dei passi nel mondo della criminalità informatica, riciclando poi i profitti con ordinarie metodologie tipiche mafiose.

Il coordinamento internazionale attivato dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha permesso, attraverso l’indispensabile cooperazione dell’Europol, di interessare i gli Organi di polizia della Germania, Francia, Svizzera, Croazia e Slovenia per l´individuazione di beni frutto del presunto riciclaggio.

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