Gioiosa J. (RC): A li sidici d’agustu Santu Roccu trapassau, e la parma e la curuna ‘n paradisu si la levau…

Gioiosa!
Mentre in paese fervono i preparativi per onorare degnamente il Santo Patrono, la statua del Protettore, estratta dalla sua nicchia, viene esposta alla venerazione dei fedeli, sotto un baldacchino rivestito di ricche sete policrome, di fronte al quale arderanno numerosi ceri votivi.

In occasione della festa il bordone, il cane, la “borraccia” e la conchiglia originali della statua vengono sostituiti da altrettanti pezzi in argento.
Il rito si svolge a porte chiuse, in un’atmosfera di vivo entusiasmo e devozione.
Quando tutto è pronto, al suono festoso delle campane, la porta principale della chiesa viene spalancata e la banda, intonando un’allegra marcetta, entra seguita da numerosi fedeli.
La novena ha inizio. Per l’imminente festa le vie vengono addobbate con bandierine di carta colorata e le tradizionali barche di S. Rocco vengono sospese tra i balconcini prospicienti dei vari rioni.
L’usanza trae origine dal fatto che la statua sarebbe stata portata (da Napoli) a bordo del veliero San Luigi.
Intanto le anziane donne del paese, come ogni anno, radunate qua e là per le viuzze del paese (vineji), si ritrovano per rispolverare antiche litanie.
Tra le moltissime che si conoscono, una delle più significative è quella che racchiude i seguenti versi:
…A li sidici d’agustu
Santu Roccu trapassau,
e la parma e la curuna
‘n paradisu si la levau…

Frammenti di storia della Festa di San Rocco di Gioiosa ad opera di Tiziano Rossi tratti dal sito lagrandegioiosa.it

Foto tamburinari di Vincenzo Logozzo