Bianco (RC): al via la vendemmia per il “nettare degli Dei”

Il “nettare degli Dei” ovvero il vino greco di Bianco. E’ un prodotto all’avanguardia, particolarmente ricercato anche perchè prodotto solo in alcune strisce di territorio ben delineate tra Bianco e Gerace. Del “Greco” di Bianco, peraltro, tempo addietro insignito in America di uno speciale riconoscimento, molti turisti vanno in questo periodo alla ricerca. Sulla produzione del vino “Greco di Bianco” denominato per le sue qualità ( dicono anche afrodisiache… ) come “nettare degli Dei”, ci sono testimonianze che affondano le loro radici in tempi molto lontani. Padre Fiore, nella sua “ Calabria Illustrata”, riporta uno scritto del Barrio nel quale si legge: “ Qui ( a Bianco) nasce un vino straordinario per bontà, è bianco, forte, sempre migliore di se stesso, del quale si produce una grande quantità”. In tempi piu’ recenti il poeta liberale geracese, Muscari Tomaioli, in occasione della visita a Reggio, subito dopo l’unità d’Italia, del Re Galantuomo, durante il banchetto, brindava in presenza della regale compagnia e di tutta la classe dirigente reggina e calabrese, con significativi versi proprio con il vino greco di cui tesseva le lodi, Si tratta, in effetti, di un vino eccezionale ottenuto da un vitigno portato dai coloni greci, ai tempi del loro insediamento nell’Italia Meridionale. Originario della Tessaglia, da esso traggono origine vini, oggi molto apprezzati, come il Greco di Tufo, il Lacrima Chrysti delle falde del Vesuvio e L’Erbaluce di Novara. Ma il vino più pregiato e prestigioso, prodotto con uve di qualità, cantato da tanti poeti, resta il Greco di Bianco o di Gerace, come da tradizione. E’ entrato persino nella leggenda. Si racconta, infatti, che nella battaglia sul fiume Sagra, nei pressi di Caulonia, diecimila soldati locresi vinsero la battaglia contro centotrentamila crotoniati grazie all’efficacia del vino greco”. Accanto al Greco c’è da annoverare anche il Mantonico che è un passito tipico, pregiato e di estrema rarità, di color ambra e con una tipica lucentezza. Alla pari del vino greco raggiunge livelli qualitativi ottimali già nella successiva primavera di produzione, ma in base al disciplinare può essere dato al consumo non prima dell’anno successivo, a novembre. Il nome di questo squisito passito deriva dal greco Mantonikos che potrebbe significare indovino, profeta: sembra, infatti, che nel mondo greco- romano sacerdoti e sibille si inebriassero con questo vino prima di dare i responsi. Insomma vini pregiati di grande qualità che potrebbero fare la fortuna dell’intero territorio. Soprattutto adesso che la loro fama ha abbondantemente varcato i confini nazionali.

Aristide Bava foto Antonio Crinò